L'arte è tutto ciò che nasce dal sogno, e plasmato dalle mani dell'uomo diventa realtà....

mercoledì 27 agosto 2014

Nuvolette di Drago Nero, con Passo Passo Fotografico per realizzarle

Immaginavo che la ricetta per realizzare in casa gustose Nuvolette di Drago non sarebbe passata inosservata, ma non immaginavo così tanta attenzione, e per questo vi ringrazio moltissimo!
Dunque, tra tutti i vostri commenti, qua e su facebook, due in particolare mi hanno colpito parecchio:

Il primo, di Annalisa, che chiede un passo passo fotografico di come si realizzano

Il secondo di un certo Anonimo, che asserisce che le nuvolette di Drago sono pezzi di Medusa fritta (per leggere il commento cliccate: qui)

Dunque, vorrei per prima cosa tranquillizzare tutti, che le nuvolette di Drago, non contengono assolutamente Meduse, e tantomeno non sono pezzi di Meduse fritte.
Ma dato che questo Signor Anonimo, mi ha lasciato pure un link, a riprova della sua tesi, in cui, su un forum, se ne discute animatamente (qui), vorrei soffermarmi sul "Cosa sono le nuvolette", perchè mi è parso di capire, che alcune persone hanno le idee un'pò confuse....

Le Nuvolette di Drago non sono patatine, chips si, patatine no, in quanto non sono assolutamente patate, sono realizzate con surimi di pesce, o polpa di gambero ed amido.
Non sono sfoglie di patate, non è grasso di gambero, non sono meduse, e fidatevi non sono neanche fatte con i draghi, anche se il nome, potrebbe farlo pensare....

Detto ciò passiamo alla ricetta, con il passo-passo fotografico.
Vi assicuro che è più difficile leggere la ricetta che farla, e con le foto vi sarà tutto più chiaro.
A riprova del fatto che sono state fatte in casa, ho realizzato delle Nuvolette di Drago al Nero di Seppia, buone e croccanti, identiche alle classiche Nuvolette Bianche, ma con un gusto più salino e l'inconfondibile sapore del Nero.

Nuvolette di Drago Nero, con Passo Passo Fotografico per realizzarle


100 g di surimi (di granchio, gambero...)
100 g di amido di tapioca*



1 presa di sale o una presa di glutammato monosodico a piacere
1 punta di cucchiaino di nero di seppia




*Questa volta ho sostituito l'amido di tapioca con 50 g di frumina e 50 g di di fecola di patate, dato che, molti di voi, l'amido di Tapioca non sanno dove trovarlo.
Il risultato è un'pò meno "scioglievole", e più croccante della classica nuvoletta, ma comunque buono.






Con l'aiuto di un robot a lame, tritate finemente i surimi, tanto più saranno tritati, migliore sarà il risultato, quindi sminuzzateli fino a polverizzarli il più possibile.
L'operazione è un'pò ostica, lo so, volendo potete aiutarvi con un filino di salsa di soia.
Unite frumina, fecola e una punta di cucchiaino di nero di seppia e frullate ancora, quindi impastate a mano.
Inizialmente il composto tenderà a sbriciolarsi, ma non demordete, amalgamate fino ad ottenere una palla omogenea, che non si attacca alla superficie, la consistenza sarà simile a quella di una frolla un'pò molliccia ed untuosa.
 Ricavate un cilindro lungo e compatto, una sorta di grande salsicciotto e trasferitelo nella vaporiera.


In foto a partire dall'alto: I Surimi di Granchio, Il composto di Surimi tritato, Il salsicciotto prima della cottura


Ora, se avete provato a fare le nuvolette in casa, quelle già fatte, che si trovano in commercio nei negozio che vendono cibo Asiatico, saprete che le nuvolette in questione, dentro le scatole, quelle da friggere, si presentano come piccoli dischetti duri, che, una volta immersi in olio triplicano di volume.
Dato che in casa non è possibile ottenere quel risultato, vi consiglio, di non creare un salsicciotto troppo piccolo, perchè quelle fatte in casa non triplicano di volume, quindi, onde evitare di trovarvi con piccole ostie, non fate troppo fine il vostro salsicciotto!





In foto a partire dall'alto: Il salsicciotto cotto a vapore, Il salsicciotto Raffreddato, Le chips essiccate
 
In Foto: Le Chips Essiccate

Fate cuocere per circa 35/40 minuti, a seconda della grandezza., quindi, toglietelo dalla vaporiera e tamponatelo con un panno pulito.
Alla vista sarà traslucido, al tatto compatto e sodo.
Fatelo raffreddare e con un coltello a lama liscia, o meglio, con un'affettatrice, ricavate tante piccole fettine, mi raccomando, più sono fini, meglio è!




Una volta ricavate le fettine dovrete disporle su un foglio di carta da forno, ed aspettare che si secchino, e ci vorrà un'pò, perciò mettetevi l'animo in pace...
Oppure no, basterà essiccarle con un essiccatore, o in forno a 60° per qualche ora, fino a che non abbandoneranno la consistenza gommosa per diventare una sorta di chips meno traslucida e più croccante.

 

Friggetele in abbondante olio di semi.
Le vedrete arricciarsi nell'olio, e dorare supervelocemente, attenzione, cercate di non farle dorare troppo, perchè dall'essere pronte, all'essere bruciate, fidatevi, è un'attimo, e queste diventano dorate con più facilità, perciò non abbandonatele in padella pensando di cuocere delle patatine fritte, una nuvoletta cuoce in media in 3- 5 secondi!



Piatto a barchetta trasparente Poloplast.

martedì 26 agosto 2014

Involtini di foglie di vite ripieni di trota affumicata con il suo Caviale

Li ho assaggiati la prima volta anni fa, ero ospite a casa di nuovi vicini, che volevano preparare le specialità del loro paese: la Romania.
Tutte ricette di famiglia, con prodotti portati da li, come il miele del contadino, che era puro nettare.
Un sacco di manicaretti ed antipastini, ma, quello che mi è rimasto in mente, indelebile come marchiato a fuoco, era sicuramente il piatto più particolare di tutti...
Il Dolma, letteralmente in Turco significa "ripieno", è un involtino di foglia di vite ripieno di riso, spezie e condimenti vari...
E' un piatto tipico del Medio Oriente, lo si trova anche in Romani,a Grecia, Turchia, con le sue varianti in Siria, Armenia ed Azerbagian, gli Armeni lo chiamano Tolma, i Greci Dolmas, ma il succo non cambia, avrete sempre a che fare con deliziosi involtini di foglie di vite, ripieni di riso o granno con carne, o riso e pesce, oppure riso e verdure....

Il procedimento è sempre lo stesso, e se mi seguite vi insegnerò anche a piegarle, con un passo-passo fotografico, non siate scettici, le foglie di vite hanno davvero un buon sapore ( quelle fresche dico, perchè a me quelle conservate sotto sale o aceto non mi piaccino affatto, come non mi piacciono i dolma che a volte trovo già pronti in alcuni supermercati nel reparto etnico).


Ho trovato questa ricetta, o meglio, una versione molto simile, su un libro di cucina, e mi sono presa un'pò la briga di modificarla, primo perchè a me una manciata di coriandolo fresco, così abbondante, non mi piace, secondo perchè, la ricetta richiedeva l'eglefino, che io, al momento non trovo, perciò, ho fatto di testa mia, ho affumicato una trota fresca ed ho utilizzato quella, come sapore diciamo che ci siamo andati vicini al sapore dell'eglefino, ed il risultato è stato più che soddisfacente, molto buono, così buono che ha convinto anche il mio fidanzato, che in quanto a piatti nuovi o strani, è sempre molto scettico e prevenuto, quando mi ha vista arrivare con un piatto pieno di "cosi" a forma di sigaro, fatti con le foglie di vite ha storto un'pò il naso, poi si è assicurato che io fossi certissima che le foglie di vite non sono tossiche, e poi alla fine si è deciso ad assaggiarli, e gli sono piaciuti!
Bèh, che avevo in mente di fare un piatto non molto convenzionale doveva capirlo quando gli ho chiesto di estirpare un paio di rami di vite, di quella bella, con le foglie grandi, che cresce nel giardino di casa sua.....

Comunque, tornando a noi, l'eglefino ha lasciato il posto alla trota affumicata home made, con le mie manine, il coriandolo, per magia è diventato prezzemolo, e poi, già che c'ero, ho fatto in casa pure il caviale, e l'ho servito  con gli involtini, ma si, vogliamoci bene!!!


Involtini di foglie di vite ripieni di trota affumicata con il suo Caviale



20 foglie di vite, grandi e non trattate
2 manciate di riso Buono Carnaroli
1 cipolla bianca
1 mazzetto di prezzemolo fresco
olio extra vergine d'oliva
1 pomodoro san marzano
1 filetto di trota affumicato (come affumicare: qui)



Lavate per bene le foglie di vite, quindi sbollentatele per pochi secondi in acqua bollente, fino a che non schiariranno di colore.
Ponete le foglie, con delicatezza, tra due panni umidi, affinchè non si secchino.
Nel boccale del robot a lame unite il pomodoro, la cipolla ed il prezzemo, tritate fino ad ottenere una purea.
In una padella antiaderente versate un filo abbondante di olio extra vergine d'oliva, quindi in battuto di cipolla; fate dorare a fuoco basso.
Private il filetto di trota affumicato, di pelle e lische, tritatelo finemente, ed unitelo al soffritto.


Vi consiglio, se avete la possibilità, di affumicare anche il fegato della trota, e di unirlo al composto.
Unite il riso, coprite con acqua, chiudete per bene con un coperchio e fate cuocere a fuoco lento.
Non appena il riso sarà cotto lasciatelo raffreddare.
Adesso non vi resta che farcire le foglie di vite.
Disponete al centro delle foglie, il ripieno a base di riso, compattatelo con le dita leggermente inumidite, quindiripiegate la base della foglia sopra il ripieno, quindi chiudete i bordi adagiandoli con le punte verso il centro, ed infine ripiegate l'involtino su se stesso, in modo che la punta della foglia risulti sotto l'involtino, così facendo non si aprirà in cottura.



Ripetete l'operazione fino ad esaurimento foglie.
Una volta preparati tutti i vostri involtini sistemateli in un cestello per la cottura a vapore, e lasciateli cuocere per circa 10 minuti.
Servite caldi o freddi.

Io li ho serviti tiepidi, coronandoli con Caviale di Trota Home Made, curiosi di sapere come si fa???
Ho guarnito con fettine di limone.



lunedì 25 agosto 2014

Nuvolette di Drago Home Made

Mia figlia Keira adora i draghi, in particolare la Furia Buia del film Dragon Trainer, e, dato che proprio in questi giorni è uscito il secondo film al cinema, abbiamo deciso di andare a vederlo, ovviamente ci è piaciuto moltissimo, e dato che si ritrova me come mamma, patita di cucina, ho pensato bene di organizzare una cena a tema "Draghi", che, a parte tanta roba verde, tanta roba rossa e blu, e uova marmorizzate, non sapevo bene come organizzare, poi, l'idea lampante, che, penso proprio a molti di voi piacerà...

Cosa c'è di meglio delle Nuvolette di Drago, per iniziare una cena a tema Draghi?

Dite la verità, le conoscete tutti!
Perchè tutti, almeno una volta nella vita, hanno assaggiato queste nuvolette croccanti al ristorante cinese, sono a base di gamberi, frutti di mare o surimi, sono buone, sono croccanti e vengono servite accompagnate da salsa agrodolce, ma quello che non tutti sanno, è che farle in casa è davvero semplicissimo....

Quando si parla di Cina, a me vengono subito in mente ciotole di bianchissimo riso, bacchette e lanterne, stoffe rosse con ideogrammi dorati e draghi, occhi a mandorla e baffi lunghi, imperatori e muraglie....

Il Drago, in effetti,  è una delle figure simboliche più frequenti nella cultura Cinese, troviamo draghi ricamati nelle vesti, negli stendardi, incisi e scolpiti in medaglioni di giada, dipinti su vasi, ornamenti e pareti, lo si trova come polena nelle imbarcazioni, ma anche nei dipindi e nei giardini...
Il Drago, in Cina, rappresenta una creatura benevola, la leggenda narra che, il Drago cinese, avesse testa di Cammello, occhi di gambero e corna di cervo, corpo sa serpente e squame di carpa, zampe di tigre ed artigli di acquila....
Mentre in Occidente, era simbolo di distruzione, in Oriente invece il Drago portava fortuna, annunciava la pioggia e la ricchezza...

Una volta, un anziano ristoratore, mi raccontò, che quando era piccolo, trovava sempre dei gamberetti nel fiume, e sua nonna, gli raccontava che quei gamberetti erano cuccioli di drago, e che, una volta cresciuti, sarebbero diventati draghi grandi e forti, ma non tutti, sono i migliori.
Forse è per questo che ho sempre associato i gamberi ai draghi....


Ma passiamo alla ricetta, che, sono sicura sarete curiosissimi di provare!
Prima di tutto, non occorrono tantissimi ingredienti, perciò, questo è un punto a vostro favore, e possono variare, perciò, oltre che affidarvi alla fantasia, potete affidarvi a ciò che avete al momento disponibile nel vostro congelatore o nel frigo.
L'unico ingrediente, un pochino meno comune, ed indispensabile per la riuscita delle nuvolette, è l'amido di tapioca, indispensabile per la loro riuscita...

Ho provato a farle parecchie volte, cercando di ottenere un risultato sempre più simile a quelle che ho provato al ristorante cinese, e, piano piano, con piccoli accorgimenti, sono arrivata ad una versione che mi piace parecchio.
Prima di tutto, per ottenere il classico colore bianco, dovreste utilizzare i surimi che trovate congelati nei supermercati, avete presente?
I surimi di granchio o code di aragosta ecc...
Ma siccome questi surimi, tutti bianchi non sono, dovrete eliminare il primo strato color arancio.
Intandiamoci, se non lo eliminate il risultato, per quanto riguarda il sapore, non cambia di una virgola, verranno solo più rosate, niente di più!
Se i surimi non vi piacciono, potrete utilizzare la polpa dei gamberoni precedentemente lessata, oppure, potete, se avete molto tempo a disposizione, farvi i surimi in casa con quello che volete, perchè, a dirla tutta, realizzare le nuvolette con i surimi è molto più semplice che realizzarle con i gamberi bolliti, perchè i surimi si legano meglio.
Non è difficile farli in casa, io li faccio spesso, si chiamano "Kamaboko", buonissimi da aggiungere alle insalate, e possono essere realizzati con qualsiasi pesce vi venga in mente!
 


Nuvolette di Drago




100 g di surimi (di granchio, gambero...)
100 g di amido di tapioca

1 presa di sale o una presa di glutammato monosodico a piacere


Con l'aiuto di un robot a lame, tritate finemente i surimi, tanto più saranno tritati, migliore sarà il risultato, quindi sminuzzateli fino a polverizzarli il più possibile.
L'operazione è un'pò ostica, lo so, volendo potete aiutarvi con un filino di salsa di soia (o se preferite il colore bianco classico delle nuvolette, con un filino d'acqua, ma mi raccomando, che sia "ino-ino"!).
Unite l'amido di tapioca e frullate ancora, quindi impastate a mano, amalgamate fino ad ottenere una palla omogenea, che non si attacca alla superficie, per farvi capire, la consistenza sarà simile a quella di una frolla un'pò molliccia.
Ricavate un cilindro lungo e compatto, una sorta di grande salsicciotto e trasferitelo nella vaporiera.

Ora, se avete provato a fare le nuvolette in casa, quelle già fatte, che si trovano in commercio nei negozio che vendono cibo Asiatico, saprete che le nuvolette in questione, dentro le scatole, quelle da friggere, si presentano come piccoli dischetti duri, che, una volta immersi in olio triplicano di volume.
Dato che in casa non è possibile ottenere quel risultato, vi consiglio, prima di tutto, di non creare un salsicciotto troppo piccolo, perchè quelle fatte in casa non triplicano di volume, quindi, onde evitare di trovarvi con piccole ostie, non fate troppo fine il vostro salsicciotto!

Fate cuocere per circa 35/40 minuti, a seconda della grandezza., quindi, toglietelo dalla vaporiera e tamponatelo con un panno pulito.
La consistenza del vostro salsicciotto sarà quasi untuosa, alla vista sarà traslucido e quasi perlato, tendente al grigino, fatelo raffreddare e con un coltello a lama liscia, o meglio, con un'affettatrice, ricavate tante piccole fettine.


Una volta ricavate le fettine dovrete disporle su un foglio di carta da forno, ed aspettare che si secchino, e ci vorrà un'pò, perciò mettetevi l'animo in pace...
Oppure no, basterà essiccarle con un essiccatore, o in forno a 60° per qualche ora, fino a che non abbandoneranno la consistenza gommosa per diventare una sorta di chips meno traslucida e più croccante.


Bene, resistete alla tentazione di addentarle e preparate una padella piena di olio di semi.
Trasferitela sul fuoco, portate a temperatura e friggete, friggete, friggete!!!
Le vedrete arricciarsi nell'olio, e dorare supervelocemente, attenzione, cercate di non farle dorare troppo, perchè dall'essere pronte, all'essere bruciate, fidatevi, è un'attimo, e queste diventano dorate con più facilità, perciò non abbandonatele in padella pensando di cuocere delle patatine fritte, una nuvoletta cuoce in media in 3- 5 secondi!

Contenendo amido di Tapioca, queste  nuvolette (co9me quelle originali del resto), una volta fritte, si conservano per poco tempo, poi perdono croccantezza (e per poco tempo intendo qualche ora, anche se, quando le preparo, spariscono in pochi minuti).
Se desiderate preparare una grande quantità di nuvolette, potete conservare per qualche giorno le fettine, perfettamente essiccate, in una scatola di latta.


Spazio alla fantasia!


Unite all'impasto di surimi e amido del pepe, del peperoncino, delle spezie, del curry, polvere di alghe, persino della polvere di frutta secca come pinoli, noci e mandorle!
Io le ho assaggiate anche al polpo ed erano ottime!
Pensate che in cina, esistona varie versione di nuvolette, perfino dolci, realizzate con la frutta!
Non ne ho idea di come si faccia a prepare nuvolette dolci alla frutta, ma ci sto provando....

Servitele proprio come al ristorante, accompagnandole con la Salsa Agrodolce, mi raccomando, che si prepara letteralmente in 5 minuti!
Piatto a barchetta trasparente Poloplast.



sabato 23 agosto 2014

Falafel di Melanzane e Farina di Ceci su insalata di Avocado e Mango con Fiocchi di Sale al Chipotle Affumicato

Tempo fa acquistai un libro "Orient Express" di Silvena Rowe, attirata dal titolo, dalla copertina, ebbene si, di un libro mi deve colpire anche la copertina, e lo so che l'abito non fa il monaco, ma i libri mi devono attrarre, e la copertina fa il suo sporco gioco, e poi si, ero attirata anche dallo sconto, e poco importa se non ho trovato la traduzione in Italiano, quando si tratta di libri di cucina non mi ferma nessuna lingua (forse, forse il cinese, ma esistono i traduttori e perciò mi arrangio!...)

Perciò, come dicevo, ho acquistato questo libro, belle immagini, un buon profumo di carta che amo tanto, belle pagine e belle ricette, molte particolari...
Questo libro racchiude le ricette che provengono dalla zona del Mediterraneo Orientale, sfogliando le pagine si trovano ricette di falafel, insalate di feta e mandorle, dolci letteralmente inzuppati nel miele e cumino come se piovesse.
Adoro imparare nuove ricette, leggere di storie di altre culture, grazie agli ingredienti che vengono utilizzati in cucina si può intuire molto dalla storia di un popolo, se ha avuto influenze esterne da parte di altre culture ad esempio, se erano soliti spostarsi, quale clima è possibile trovare in quella determinata regione, sono tutte cose che si intuiscono tramite un'analisi non particolarmente approfondita, da ingredienti utilizzati non originari del luogo, dai metodi di conservazione del cibo...
Il cibo poi, è alla base degli scambi culturali, è merce, è momento di riunione, è sopravvivenza ma anche piacere, la cucina è lo specchio della storia di un paese, dove tutti i fatti storici, influenzano usanze ed ingredienti.
Si, lo so, detta così sembra una cosa astrusa e complessa, ma io mi autodefinisco "enciclopedia delle cose inutili", ed adoro queste curiosità, che, so bene non mi porteranno mai da nessuna parte, ma comunque mi danno modo di non rimanere mai in silenzio durante una conversazione (fino a che si parla di cucina, ovvio!).

Non dobbiamo tornare molto indietro nel passato per trovare l'esempio lampante di come, piccoli e grandi eventi, cambiano il modo di cucinare e di vivere il cibo di un paese, basta fare un piccolo salto indietro, che, intendiamoci, per noi tanto piccolo non è, ma storicamente parlando, il Medioevo è ad un soffio da qui.
Nel Medioevo, appunto, si ha un cambio molto evidente delle abitudini alimentari dei Popoli del Mediterraneo, grazie alla mescolanza di culture e popoli con diverse religioni.
La Chiesa Cattolica rielabora le tradizioni dell'antica Roma, facendola sua, sovrascrive, letteralmente, feste ed usanze Pagane, adottandone i simboli, e, strano ma vero, introduce piccole regole nel mondo della cucina.
Pane, olio e vino diventano sacri al Signore, in ricordo delle vicende raccontate nella Bibbia, Il Pane diventa simbolo del Corpo di Cristo, ed il vino il suo Sangue, ecco che, si inizia a non sprecare il pane non solo per fame e bisogno, ma perchè diventa Sacro, e questo comportamento viene adottato anche dall'altra parte del nostro Mare, dove, sulla sponda Meriodionale del Mediterraneo si diffonde la fede Islamica, che mantiene il pane come alimento Sacro, ma non sacro al proprio Dio, nel Corano il pane viene citato come esempio per valorizzare l'importanza del cibo, e per sottolineare quanto sia ingiusto sprecarlo e gettarlo, non a caso, nel mondo Arabo, il pane è sacro quanto per i Cristiani, perchè il pane non si getta, se avanza lo si da a chi ne ha bisogno, diventa "moneta per la carità", se si trova un pezzo di pane per terra lo si bacia e lo si appoggia su un muretto, per chi ne ha più bisogno, ma non si butta, non si spreca e non si manca di rispetto, mai.
Ed anche se il pane, a suo modo è sacro perchè rappresente l'importanza del cibo, alimenti come il vino, e quindi l'alcool, alla base della celebrazione Cristiana diventano impuri, anche per via del clima, più caldo e afoso, che fa sì che si elimini anche il Maiale dall'alimentazione.



Ad ogni modo, prima che io diventi prolissa, poi chi mi conosce lo sa, non ho capacità di sintesi, e sarei capace di iniziare a raccontarvi la storia del cibo partendo dalla Preistoria, meglio che ii passi alla ricetta, che ci è piaciuta un sacco!
Sfogliando le pagine di Orient Express mi ritrovo davanti la ricetta dei Falafel di Melanzane, e, visto che avevo tutti gli ingredienti, o quasi, ho deciso di prepararale, sostituendo la farina di piselli con quella di ceci, più delicata (lasciatevelo dire: ci sta d'imcanto), eliminando il cumino perchè in casa mia piace solo a me, e le varie spezie, alla fine sono rimasta con un impasto di base simile a quello delle panelle, nel quale va aggiunta una crema di melanzane ottenuta facendole prima grigliare, e poi riducendole in purea, ho unito un sacco d'aglio, quello si, e le ho servite su un'insalata piccante di mango e avocado, condita con sale alla paprika affumicata, che dava un tocco in più, guardate, sono davvero facilissime da fare, e poi con un'insalata colorata così come base, chi può resistere ad un piccolo assaggino?

L'insalata di base, secondo me è fondamementale, primo perchè le frittelle di farina di ceci , essendo fritte, non sono leggerissime, ed accompagnarle con qualcosa di light è l'ideale, secondo, perchè questi Falafel sono già saporiti per conto loro, perciò eviterei di intingerli in salse ed intrugli vari, (vi consiglio giusto una salsina allo yogurt).
Comunque, quest'inasalata dolce-piccante è il suo, leggera, fresca, croccante, perfetta per accompagnare qualcosa di leggermente speziato e fritto.

Ah, dimenticavo, ho aggiunto la menta!

Falafel di Melanzane e Farina di Ceci su insalata di Avocado e Mango con Fiocchi di Sale al Chipotle Affumicato



1 cucchiaio di olio extra Vergine D'Oliva
1 cipolla bianca Ruggiero
2 Spicchi d'aglio grandi
250 ml di latte (latte di riso per la versione Veg)
100 g di farina di ceci
un mazzetto di menta fresca
2 melanzane medie
sale e pepe


Taglaite a tocchettoni le melanzane, quindi grigliatele e frullatele con la buccia, la menta e l'aglio, nel robot a lame, fino ad ottenere una purea liscia.
Intanto in una pentola antiaderente unite il latte e la farina di ceci, mescolate, salate e trasferite sul fuoco a fiamma alta, fino ad ottenere una palla d'impasto simile alla pasta dei bignè, toglietela dal fuoco.
Unite a questo punto la purea di melanzane e mescolate per bene.
Fate raffreddare quanto basta per ottenere un impasto abbastanza malleabile, quindi procedete friggendo in abbondante olio di semi.


Per l'insalata di Avocado e Mango con Fiocchi di Sale al Chipotle Affumicato

1 mango
1 avocado
insalata pan di zucchero Brasiliana
Fiocchi di Sale con Chipotle Affumicato Falksalt
rondelle di peperoncino

Condite a piacere  l'insalata, quindi affettate finemente il mango e l'avocado, salateli con i fiocchi di sale, disponetevi sopra i falafel e servite.


venerdì 22 agosto 2014

Bruschetta dell'Orto

In questi giorni ho vissuto un sacco di avventure: cene con nuovi amici, fuori fino a tarda notte,  ho visitato posti nuovi, imparato cose nuove, vissuto a pieno ogni cosa, respirato a pieni polmoni l'aria di mare, fatto colazione fuori con la mia bimba ed una parente ritrovata dopo aver fatto tardissimo ad una battuta di pesca....
Si, si, di pesca, siamo andate a pesca di seppie, e Lunedì, se il tempo ce lo permette, si replica!
Ed io non vedo l'ora!
Dato che, dovrete sorbirvi un post con il resoconto completo della nostra serata/nottata di pesca, con relativa ricetta ed almeno 20 righe in cui scrivo dello stupore e della meraviglia che si provano guardando le seppie cambiare colore, lascio subito perdere il discorso, perchè altrimenti rischierei di ripetermi, ed inizio a darvi una ricetta che di mare ha ben poco, ma che è davvero gustosa e saporita.
La Bruschetta dell'Orto, come l'ho chiamata, è perfetta da servire come antipasto, o aperitivo, o anche per merenda, perchè no, è completamente veg, senza ingredienti di origine animale, salutare e davvero ottima.
Cosa ho fatto?
Niente di più che prendere gli ingredienti classici che si possono trovare in un orto, e con un porro, due peperoni, una melanzana, ed una manciata di orzo perlato ho tirato fuori delle bruschette dell'ultimo minuto, estivissime, come la stagione corrente (anche se, lo ripeto, il 2014 qui da noi verrà ricordato come l'anno in cui l'estate mancò all'appello, anche perchè è impossibile, il 15 agosto, avere una voglia, tra le altre cose giustificata dalla temperatura esterna, di caldarroste...).
Questa ricetta è perfetta perchè rientra tra le classiche ricette "svuota-frigo", basterà infatti sostituire le verdure che ho utilizzato con quelle che trovate in frigo, o in dispensa, e, con lo stesso metodo, arrostirete carote, patate, cipolle, pomodori, cipollotti, finocchi, asparagi, e chi più ne ha più ne metta...

Bruschetta dell'Orto




Per 6 bruschette

3 filoncini di pane integrale
1 peperone rosso
1 peperone giallo
1 melanzana
1 zucchina
1 porro
1 mazzetto di prezzemolo
3 spicchi d'aglio
1 manciata di orzo perlato
olio extra vergine d'oliva
sale e pepe


Lessate l'orzo in abbondante acqua salata.
Intanto lavate per bene le verdure, tagliatele a striscioline (il porro in 4/4) ungetele con poco olio, salatele pepatele e passatele in piastra, o in una padella di ghisa.
Tagliate a metà i filoncini di pane, irrorateli con un filo d'olio, salateli e lasciateli bruschettare sulla piastra rovente.

 
Tritate finemente il prezzemolo
Intanto, in una padella, fate dorare in poco olio, i 3 spicchi d'aglio in camicia, portateli a doratura, quindi schiacciateli con una forchetta, togliete dal fuoco e fate raffreddare.
Quando l'orzo sarà cotto, scolatelo,  e saltatelo nella padella contenente l'olio all'aglio, avendo cura di togliere gli spicchi, unite il prezzemolo e saltate per pochi minuti.


Condite a piacere le verdure, quindi disponete alla base del filoncino bruschettato poco orzo, quindi le verdure.
Potete servire sia caldo che freddo.


Se volete servirlo come antiipasto, vi consiglio di ridurre le porzioni, di formare tanti piccoli crostini, e, magari, per rendere il tutto un pochino più carino e scenico, di disporre le verdure sopra la bruschetta, dandogli forma di tante piccole roselline.



domenica 17 agosto 2014

Sfere di mousse alla crema di salmone ed erbe di Provenza

Qualcuno dovrebbe insegnare ai turisti, che vengono in Italia, il vero significato di "pranzo", o anche "cena", perchè no.
E qualcuno dovrebbe anche spiegargli perchè gli Italiani arricciano il naso quando i turisti si siedono a tavola ed ordinano.
Voglio dire, li capisco è, anche io quando viaggio sono presa da un'inarrestabile frenesia di assaggiare ogni cosa, ma a tutto c'è un limite.
Di solito, quando sono in vacanza e mi siedo a tavola, prendo un antipasto e, al massimo un primo o un secondo, anche perchè io in vacanza viaggio, mica voglio appesantirmi con una mangiata pantagruelica per poi terminare la giornata in camera a dormire per digerire il tutto, uno in vacanza ci va per vedere le cose, per camminare, si, anche per il cibo, ma almeno adattati alle usanze locali...
A Marrakech non mi sono neanche mai sognata di ordinare un caffè, e via di tè alla menta, a Barcellona col cavolo che ordinavo un Chianti, sempre e solo cerveza e sangria, e, durante i pasti, cercavamo sempre di seguire le usanze del luogo, ovviamente per assaggiare più cose io ordino sempre qualcosa di diverso rispetto a ciò che ha ordinato il mio ragazzo, però, davvero, cari turisti, io vi voglio bene e vi capisco, ma il cappuccino, con la pizza, non si può vedere, sopratutto se ce la inzuppate dentro!
Provate, per una volta nella vita, ad accompagnare la pizza con un bel bicchiere di birra gelata, o che ne so, un bicchierone di cola e cubetti di ghiaccio, o anche un buon vino bianco frizzantino, ma il cappuccino proprio no....
Poi, altra cosa, io capisco che l'Italia è patria di pizza, mozzarella e pasta, ma davvero, non importa che ordiniate tutto insieme nel solito pasto, uno può tranquillamente mangiare una pizza a pranzo e una mozzarella a cena, no, perchè nel caso non ve lo avessero mai detto, sappiate che pizza e pasta, non sono esattamente leggere come insalatine scondite, in tutti i sensi, perciò, sappiate che nessun Italiano al ristorante ordinerebbe mai antipasto misto di salumi, pappardelle al ragù di cinghiale e per concludere in bellezza, prima del dolce ovviamente, pizza ai frutti di mare da inzuppare nel dolcissimo cappuccino....
Perciò, cari turisti, se davvero volete apprezzare la nostra buona cucina, e ne abbiamo di cose buone da offrire, vi prego, ordinate una birra insieme alla pizza, e il cappuccino, bevetelo a colazione, non per accompagnare la splendida ricetta triglie alla livornese.

Ecco un antipasti veloce, fresco ed estivo....

Sfere di mousse alla crema di salmone ed erbe di Provenza




50 g di crema di salmone Viander
100 g di formaggio spalmabile
3 fogli di colla di pesce
100 ml di yogurt
mix spezie di provenza



Ammollate la colla di pesce in acqua fredda.
Nel robot a lame unite la crema di salmone Viander, il formaggio spalmabile e le yogurt, lavorate fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo, se necessario aggiustate di sale..
Fate sciogliere in microonde la colla di pesce precedentemente ammollata ed unitela al composto di formaggio e salmone.
Trasferite il composto negli stampi in silicone a forma di semisfera, trasferite nel congelatore giusto il tempo di far rassodare.
Sformate le semisfere, unitele usando come collante il composto di salmone avanzato e rotolatele nel mix di spezie.
Fate riposare in frigorifero almeno due ore prima di servire.
Varianti: al posto delle spezie di provenza potrete usare noci, pistacchi o mandorle tritate, se non amate la frutta secca andranno bene anche un battuto di timo fresco o della paprica dolce.

sabato 16 agosto 2014

Murici con pomodorini e sardine confit

Quando ero piccola, trascorrevo le mie calde estati Istriane a pescare gamberetti con le mani, si, proprio con le mani, erano così tanti e mansueti che si lasciavano prendere, a scovare granchi e margherite, a pescare con la mia correntina legata ad un pezzo di sughero ed a riempire secchielli interi di abaloni.
Li chiamavamo orecchie di S.Pietro, o orecchie di mare, e le conchiglie erano così belle che le conservo ancora.
In italia non li ho più trovati, dalle mie parti non li ho mai visti in verità, ed ho deciso che è giunto il momento di presentarveli, perciò, mi sono data alla loro ricerca.
Nel mentre, conto le ore che mi separano dalla mia prima battuta di pesca alla seppia, non sto più nella pelle dall'emozione!
Però, intanto, posso presentarvi i murici, questi qui li trovo, a volte, li ho pure pescati con le mie mani, poco lontano da casa mia c'è una baietta semi-sconosciuta con una villa enorme, abbandonata in cima alla scogliera, la baia, con la rimessa per le barche, faceva parte della casa, era una spiaggia privata con il moletto per l'ormeggio, ma ormai è tutto in rovina, la depandance cade a pezzi, la spiaggetta è accessibile dal viottolo che passa per la pineta, la villa è enorme e ben blindata, ma visibile dal molo, insieme alla maestosa scalinata che porta alla spiaggia ed al gazebo di pietra....

Li ho sempre chiamati Garusoli, così si chiamavao in Istria, questo perchè, il dialetto Istriano era quello Veneto, perciò, di tante cose, che da piccola ho conosciuto con il nome in dialetto, sto scoprendo il nome Italiano solo adesso!
Ad esempio, i gamberetti trasparenti che pescavo a mani nude, le chiamavamo le Schie, e qui, quando vado al negozio di articoli per la pesca a prender "retini per le schie" mi guardano come se più che pescarci qualcosa, volessi, che ne so, piantare i retini per terra e scacciarci qualche tipo di mosca o volatile...
Anche al mercato, quando li trovo, ormai, mi limito a puntarli col dito ed esordire con un vado "Mezzo kg di quelli là, grazie..."....

Comunque i Murici, o Garusoli, che dir si voglia, sono animali quasi fiabeschi, bèh, se facessero parte di una fiaba sicuramente non vestirebbero i panni di una creatura magica e indifesa come l'unicorno, anche se, tutte quelle protuberanze, sulla conchiglia che varia dal panna al beje sembrano un'pò degli eterei piccoli corni.
No, forse interpreterebbe più un piccolo draghetto di mare, aiutante di una strega...
I Murici sono gasteropodi, buongustai, aggiungerei io, visto che si cibano di ostriche, vongole e cuori di mare, che all'evenienza si trasformano da maschi a femmine, e, anche se piccoli piccoli, riescono a perforare i gusci delle conchiglie per poi succhiarsi avidamente ostrichette e vongoline...
Voi le avete mai trovate le conchiglie forate, portate a riva dalle mareggiate?
Io mi ci facevo le collanine...
Bene, sappiate che, se trovate una conchiglia forata, potrebbe essere opera di questo bel gasteropode qua.
I pescatori le usano come esche, so che le orate ne vanno ghiotte, perchè i murici hanno una carne saporita e consistente, così consistente che si prestano benissimo alle lunghe cotture, in umido per esempio sono perfette!



Murici con pomodorini e sardine confit 



500 g di murici 
1 peperoncino 
500 g di pomodorini datterini Viander
100 g di sardine 
2 spicchi d'aglio 
Sale e pepe 
Olio extra vergine d'oliva 
Prezzemolo fresco

In una pentola, meglio se in coccio, fate soffriggere l'aglio, il peperoncino ed il prezzemolo tritati in poco olio, unite i pomodorini e saltateli per un paio di minuti. 
Unite i murici ben lavati e coprite con acqua, fate sobbollire a fuoco bassissimo fino a cottura (circa 40 minuti), se necessario aggiungete altra acqua.
A parte sfilettate le sardine, immergetele in un pentolino alto e stretto pieno di olio extra vergine, un rametto di prezzemolo, una presa di sale e pepe nero in grani, trasferite su fiamma bassissima. 
Appena inizieranno a fare le bollicine saranno pronte. 
Una volta che i murici saranno pronti aggiustateli di sale e pepe, impiattateli, spolverateli con altro prezzemolo fresco ed ultimate con le sardine ed un filo d'olio. 


venerdì 15 agosto 2014

Peoci all'Istriana

Ferragosto...
Quest'Estate è volata in un soffio, sarà che non me ne sono neanche accorta, o forse perchè qui, l'Estate, quella vera, è arrivata giusto una settimanetta fa, perchè prima su 30 giorni, 26 erano di pioggia, cosa che, a raccontarla, sembra impossibile.
Ricorderò l'Estate del 2014 come quella pazza e piovosa, che non arrivava mai, anche se credo che, ci lascerà tardi, fortunatamente, ed incrocio le dita per godermi un settembre tutto fatto di mare e granite al cocco.
Qui di progetti ne abbiamo tanti, sempre più, si vocifera di un viaggio a Parigi (ah, volesse il cielo, amo Parigi, pensate che mi ci volevo trasferire), di lezioni di pesca alla seppia impartite da una zia ritrovata, e da retini per gamberi, ma non solo, ci sarebbe la mezza idea di andare a Cherso, mezza si, perchè fosse per me, sarebbe più che intera, anche se, ritrovare la terra di Cherso per me porta sempre con se un misto di piacere e malinconia straziante, mezza perchè a Settembre, se tutto va come dovrebbe, dovrò sottopormi ad una piccola operazione, ed a parte una fifa blu, che ho già al solo pensiero, il medico mi ha già detto che non dovrò prendere il sole, o il vento, o la polvere, insomma, farei prima a rinchiudermi in una camera asettica...
Comunque, nel mentre, riassaporo i ricordi della mia Cherso attraverso i suoi sapori, e rileggo le cartoline inviate dai miei zii, che ancora stanno là.

Oggi dunque, ricetta perfetta per ferragosto, veloce da preparare, ottima sia calda che fredda, sfiziosa come un Pesce spada al forno con patate ma molto più veloce ed estiva per eccellenza, oggi signori cari, parliamo di cozze!

Quando ero piccola in Istria, questa ricetta si chiamava diversamente, "Datteri all'Istriana", tanto che a casa mia, quando mamma faceva le cozze, l'abitudine di chiamarli datteri ancora c'era, ma quando ero piccolina io, proprio di datteri si trattava, e non di cozze...


Vabbè, lasciam stare poi, che invece di chiamarle cozze per noi eran peoci, ma questo a voi vi tange poco, l'importante è la ricetta, che, per l'occasione si tinge di bianco, anzi, più che si tinge si stinge, visto che, la versione classica, quella dei Peoci alla Buzara,  è rossa, con tanto pomodoro.
Questa versione si differenzia per poco o niente, a parte l'esser bianca differenze non ce ne sono, però è molto più veloce da preparare, dato che, per i Peoci alla Buzara si parte dai pomodoroni in pezzi, che richiedono molto più tempo di cottura.


Peoci all'Istriana
  per 2 persone


1 kg di cozze
1/2 bicchiere di mollica di pane raffermo
1 mazzetto di prezzemolo
olio extra vergine d'oliva
1 cipolla bianca
2 spicchi d'aglio


Tritate finemente la cipolla e l'aglio e lasciateli dorare in poco olio in padella.
Unite quindi le cozze, ben pulite, e la mollica di pane raffermo sbriciolata.
Unite il mazzetto di prezzemolo tritato, fate aprire le cozze e servite accompagnando con tanti spicchi di limone.

giovedì 14 agosto 2014

Kale Chips

Il Cavolo Nero, si direbbe un ortaggio simbolo della Toscana, dopotutto, tutto il mondo, o quasi, conosce le zuppe Toscane...
Le Signore di un tempo, raccontano che sia meglio mangiarlo dopo la prima gelata invernale, che rende le foglie più croccanti e saporite.
Stiamo parlando di un prodotto, così "Italiano", che all'estero si è pure guadagnato il nome di "Italian Cabbage", o, addirittura "Tuscan Kale"!
E dato che, le foglie del cavolo nero, somigliano un'pò alle fronde di una palma, in certi paesi è soprannominato addirittura "Black Tuscan Palm".


Detto questo, che, a tutti voi sembrerà normale, ecco che, arriva la notizia sul cavolo nero un'pò "sopra le righe", già, perchè l'ultima tendenza in fatto di cibo ci arriva direttamente da oltre oceano, una prelibatezza che ha, come protagonista, proprio il nostro cavolo nero!
Ha preso piede quest'anno anche da noi, si chiamano Kale Chips, e si vocifera che diventeranno lo snack del futuro.


Pensate che mesi fa, ero già intenta a scrivere un articolo sull'argomento!
Croccanti, saporite e sane, non sono altro che foglie di cavolo nero, massaggiate con poco olio e sale o spezie a piacere, quindi cotte in forno per una manciata di minuti.
Una tira l'altra, così buone da poter sostituire le patatine all'ora dell'aperitivo, così sane che possono esser date per merenda ai bambini.

Kale Chips




1 mazzetto di cavolo nero
sale pepe
olio extra vergine d'oliva


Lavate accuratamente le foglie di cavolo nero, quindi asciugatele con cura, tamponandole con un panno pulito.
Privatele della parte centrale, più spessa e carnosa, che in cottura comprometterebbe il risultato finale, rilasciando troppa umidità.
Massaggiate con delicatezza le foglie con poco olio, dovranno diventare lucidine, leggermente unte, non dovranno colare olio!
A questo punto dovrete solo disporle, non troppo ravvicinate, su una teglia ricoperta di carta da forno, salatele, pepatele e via, in forno preriscaldato, meglio se ventilato a 200° per eno di 10 minuti.
Non allontanatevi dal forno, perchè dipende dalla grandezza delle foglie, ma anche dal vostro forno, il perfetto tempo di cottura, sarà un bellissimo spettacolo vederle arricciolarsi su se stesse!
Giratele a metà cottura, quindi sfornatele e lasciatele raffreddare, poi mangiate!!


mercoledì 13 agosto 2014

Cipolline Brasate al Vino Dolce

Dopo 15 lunghissimi giorni, in cui il mio gestore telefonico, ha allegramente deciso di lasciarmi senza intewrnet eccomi qua, a cercare di riprendere un ritmo normale...
Cosa è successo in questi 15 giorni?
Una marea di cose ovviamente!
Mia figlia è partita, ma anche già tornata, per una vacanza in Trentino con la nonna, io, per la prima volta in vita mia, ho invitato una cara amica a pranzo (con casa libera, pensate!), lo so, non ci sarebbe niente di straordinario, d'altra parte, da una 27enne ci si aspetta anche che, nel corso della sua adolescenza, abbia approfittato di ogni attimo in cui i suoi le lasciavano casa libera per organizzare feste, cene, party e festini vari...
Hmm io no invece, al massimo organizzavo le cene di Harry Potter, che non andavano mai in porto, e comunque, la casa libera "occupata" non era mai la mia, ma sempre quella di qualcun altro...
La mia idea di casa libera poi, non somigliava affatto all'idea che hanno la maggior parte degli adolescenti di uno spazio privo di over 18, no, no, la mia idea era: vestiti comodi, pizza come se non ci fosse un domani, forno acceso fino a tarda notte, film di paura che andava a cozzare parecchio con l'immagine di me, davanti al teleschermo, che ero intenta a rimepire di soffici ciuffettini di glassa rosa, enormi e chiccose torte a piani ricoperte di nuvole di panna...

Ma che volete, ad ognuno i suoi gusti!
Comunque, ecco che, per la prima volta, ho organizzato una cosina così, giusto un pranzetto, con Ambra una mia amica storica, che io adoro, e la sua amica Carolina.
Ovviamente quando ho avuto conferma del pranzo, i supermercati vicino casa mia erano già chiusi, io ero appiedata, senza un caspita di connessione internet o telefono, insomma, non proprio l'occasione ideale per progettare un menù.
Se vi state chiedendo perchè la connessione internet, per me, è fondamentale per la buona riuscita di un pranzo vi rispondo subito: anche se mia mamma mi dice sempre che non bisogna mai provare per la prima volta una ricetta quando ci sono ospiti, io coninuo a non ascoltarla, e continuo a vedere l'arrivo degli ospiti, come un ottima scusa ed una perfetta occasione, per provare qualche ricetta che mi ero prefissata di realizzare da tempo, avete presente?
Una di quelle ricette che vi colpisce così tanto che finisce immediatamente nella barra dei preferiti internet, una di quelle che sono onnipresenti nella vostra mente, e con la quale assillate mariti, compagni, ragazzi e compagnia bella per convincerli a darvi l'ok per realizzarla, bene, suddette ricette ovviamente, una volta staccato internet non sono più visualizzabili, e, come per magia, spariscono pure dalla vostra mente, manco foste attaccati al Wi-Fi pure voi....

Comunque, durante il pranzo, ho preparato delle cipolline, trovate per caso alla bancarella di frutta e verdura dove mi rifornisco abitualmente.
Sulle prime avevo pensato di farle brasate, con la ricetta di Julia Child, che non fallisce mai, ed è quello che ho fatto, poi, durante il pranzo, Ambra ha accidentalmente versato del vino dolce sulle cipolline rimaste sul tavolo, ovviamente le ha assaggiate, nel mentre io con noncuranza dicevo, non troppo tra me e me :" ora basterebbe ripassarle in padella, che magari caramellano uguale..", neanche avevo finito di dirlo che Ambra esclama "ma sono buonissime al vino!", perciò, Carolina, mossa dalla curiosità, allunga la forchetta e le prova anche lei, seguita da una scetticissima me, che poi si è ovviamente ricreduta.
Ho deciso pertanto, il giorno dopo, di riproporre le cipolline, stavolta però, brasate al vino, risultato?
Provate e giudicate voi!!!!
Si fanno praticamente da se!

Cipolline Brasate al Vino Dolce

Ricetta nata grazie alla mia amica Ambra



500 g di cipolline borettane
40 ml di Olio Extra Vergine d'oliva
30 g di burro
sale e pepe
500 ml di vino dolce*


 Fate sciogliere n una padella antiaderente, il burro nell'olio, unite le cipolline precedentemente pelate (scottatele leggermente, le pelerete con più facilità) e fatele dorare a fuoco alto.
Unite quindi il vino, abbassate la fiamma e fate restringere a fuoco bassissimo.
Quando il vino sarà evaporato, unite, se necessario, del brodo di verdura per portare a cottura, ma anche della semplice acqua calda va bene, quindi salate e pepate abbondantemente.


*Scegliete un vino dolce, va benissimo uno spumante dolce, con un vitigno aromatico come Malvasia o Brachetto.


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