L'arte è tutto ciò che nasce dal sogno, e plasmato dalle mani dell'uomo diventa realtà....

lunedì 29 agosto 2016

E' caduta una pesca in Giardino

Adesso vi narrerò una storia...

Cera una volta, 
non molto tempo fa, in una terra non molto lontana, al di là del mare, chiamata Sardegna, una famiglia molto ricca.
Il conte e la contessa Dessì avevano avuto due figli, che crescevano forti e sani.
Non c'era figlia di nobili che non volesse conoscerli, in paese erano amati ed apprezzati da tutti.
La madre aveva assunto per loro le migliori insegnanti, ed i due giovani crescavano colti e pieni di interessi, il più giovane amava la caccia, ed il più grande si dilettava con la lettura e l'equitazione.
Il padre, ripeteva loro ogni giorno la fortuna che avevano avuto a nascere in una famiglia di Conti, ricca e fortunata, e ribadiva loro ogni sera l'importanza di sposare una nobildonna di nobili origini per non insozzare la linea di sangue.
Ma alla villa dei conti Dessi, pochi anni dopo la nascita dei due fratelli, era nata una bambina, figlia di una serva, ed alla morte della donna, la ragazza, in giovane età, vene presa a servire al posto della madre.
Era una bella ragazza, con occhi verdi come i prati della sardegna e capelli ondulati come le onde del mare increspate dal vento del primo pomeriggio, ciuffi color nocciola le ricadevano sulle bianche spalle mentre eseguiva i lavori domestici, una ragaza umile e dolce, con la pelle bianca come la luna, non passava di certo inosservata, ma non amava gli sguardi degli altri su di se, cercava quindi di passare sempre inosservata e teneva sempre lo sguardo basso, era esile e taciturna ma di una dolcezza infinita.
Un giorno però, lo sguardo della giovane serva e del fratello più grande si incrociarono, e fu amore a prima vista.
Il giovane cercò di convincere il padre a dargli il consenso per sposare la serva, ma il Conte non voleva saperne.
Per i due giovani era impossibile star lontani, ed un giorno la giovane serva rimase incinta.
La giovane serva era disperata, un matrimonio con il suo amato era impossibile, e lei avrebbe dovuto crescere da sola il frutto del loro amore, il giovane Conte invece, andò nuovamente dal padre, per spiegargli la situazione e per chiedergli il permesso di sposare la giovane, ma il Conte andò su tutte le furie, e lo minacciò : se non avesse cacciao immediatamente di casa la serva con il bambino che aveva in grembo allora avrebbe fatto sì che al giovane non spettasse niente della sua eredità, e lo avrebbe privato delle terre e del titolo.
Ma il giovane, che era un uomo giusto, disse al padre che non ci sarebbe stato bisogno di privarlo del suo titolo, in quanto lui stesso rinunciava ad ogni suo avere, al titolo ed alle terre, e se quello era il prezzo da pagare per stare con la donna amata e con suo figlio, lo avrebbe pagato volentieri.
Il padre e la madre fecero di tutto per fermarlo, fino a rinchiuderlo nelle sue stanze, ma il giovane una notte di tempesta riuscì a fuggire, raggiungendo la sua amata che a sua volta era stata rinchiusa in un fienile, i due presero un cavallo e cavalcarono tutta la notte per fuggire alle guardie del padre che li inseguirono, era qasi mattina quando finalmente trovarono un posto che i due credevano sicuro.
I due giovani si fermarono, ed entrarono velocemente in una baracca di legno marcio che avevano trovato in mezzo alla sterpaglia in un campo, mentre fuori infuriava una tempesta come Dio comanda, la giovane serva dette alla luce un bellissimo bambino.
Al mattino quando la tempesta fu passata, i due uscirono dalla baracca, e guardarono il bambino alla luce del sole, era forte e robusto, con grandi occhi verdi e guance rosa come i petali del pesco.
-Mi dispiace mia cara, ma ho dovuto rinunciare al mio cognome per poter staere con voi, nostro figlio perciò, non potrà avere il cognome della mia famiglia, dovremmo trovargliene uno noi- esordì il giovane un po' rammaricato...
I due si guardarono intorno, e davanti alla porta della baracca videro un albero di pesco, forte e robusto, che aveva reistito alla tempesta senza perdere neanche un fiore, così si guardarono sorridendo - è forte come un albero, ed ha radici profonde anche se nessuno le potrà mai vedere, ha gli occhi verdi come la vita ed è forte come questo pesco che è nato nella brulla terra, contro la volontà dell'uomo e senza l'aiuto di nessuno, ha le guance rosee come i fiori di pesco, il suo cognome sarà: Pesco!-

Questa è la storia del mio bisnonno, e di come è nato il cognome Pesco, che ancora i miei parenti portano; non so perchè ma nella mia famiglia, per via di questa storia, ci siamo sempre sentiti legati all'albero del pesco ed ai sui frutti, tanto che in ogni nostro giardino, ed in ogni nostro fazzoletto di terra, troneggiava sempre un albero di pesco, ed i bambini gli giravano intorno e ci si arrampicavano sopra per mangiare le pesce succose e dolce come nettare.
Non a caso, quando ho saputo di un contest sulle pesche, mi ci sono fiondata, ed ho ideato un dessert che mi ricordasse in tutto e per tutto la mia infanzia.
Le briciole delle nocciole e le scaglie di cioccolato che la nonna mi spolverava sulle pesce appena raccolte, la crema pasticcera con cui farciva crostate di pesce morbide come il burro, e lo zucchero alla vaniglia, croccante e dal profumo di ricordi, ho messo ttto in questo dessert, i profumi della mia ianfanzia, i suoi sapori ma anche le sue immagini, volevo che fosse un'istantanea della mia vita, del mio passato, e di quello che sarà il futuro della mia famiglia, di mia figlia e dei suoi figli, giovani rami di questa famiglia nata da un albero di Pesco, ho voluto perciò raffigurare una pesca in tutta la sua semplicità, quando matura cade dal ramo, ed affonda nella terra morbida e profumata di muschio, che ne attutisce la caduta, quasi per dirle "sei un frutto così prezioso che sarò sempre pronta ad accoglierti con gentilezza quando cadrai".

All'interno di un guscio di croccante zucchero alla vaniglia, una leggera crema pasticcera alla pesca con dadolata di pesche, il tutto viene accolto da un letto di cioccolato e nocciole.

E' caduta una pesca in Giardino


Per la Crema alle Pesche
Ricetta tratta da "Alchimie in Cucina"




50 g di maizena
5 tuorli
1 mazzetto di foglie di salvia ananas
250 ml panna fresca
250 ml di latte intero di capra
150 g di zucchero
20 g di burro


Fate bollire il latte unendo le foglie di salvia ananas.
Appena bolle spegnete e lasciate la bacca in infusione per 10 minuti.
A parte sbattere con le fruste i tuorli con lo zucchero,appena saranno spumosi unite il latte a filo e la panna.
Unite la maizena e sbattete ancora con le fruste, quindi fate addensare sul fuoco.
Tenete da parte.
Fate raffreddare e poi unite



150 g di pesca spellata e tagliata a dadolini
100 g di purea di pesca frullata
50 g di mascarpone



Montate il mascarpone con una frusta, ed unitelo alla crema con una spatola, mescolando dal basso verso l'alto per incorporare aria erendere leggera la crema, come se fosse una mousse, unite la dadolata di pesca e la purea, ottenuta frullando la polpa della pesca con il suo succo, ottenuto con una centrifuga.



Per la "Pesca" di zucchero croccante alla vaniglia



1 cucchiaino di zucchero a velo alla vaniglia
150 g di isomalto
colorante alimentare giallo oro


Unite in un pentolino tutti gli ingredienti, attendente che si fondano e disponete il composto in due stampi a forma di semisfera, di silicone, attendente che si raffreddi completamente.


Impiattiamo



150 g di cioccolato fondente
50 g di nocciole
fiori eduli
salvia ananas


Tritate grossolanamente il cioccolato con le nocciole, disponete una semisfera di zucchero al centro, farcitela con la crema  e chiudetela delicatamente con la seconda semisfera, spolverate con fiori eduli a piacere, ultimate con un rametto di salvia ananas.




sabato 27 agosto 2016

La Burrata, capolavoro Italiano - Frutti della Terra: Burrata ripiena di pomodorini del Piennolo Confit

Negli scorsi giorni vi ho lasciati con la ricetta del tofu home made, e sebbene io debba ancora darvi una curiosa versione con un italianissimo ingrediente, ovvero il finocchio di mare, di cui vi parlerò, oggi passerò ad una ricetta più semplice, così semplice e buona che dovrebbe diventare patrimonio culturale italiano, sia chiaro, non perchè l'ho inventata io, ma perchè il classico abbinamneto: "mozzarella di bufala, pomodori, basilico, olio buono" è conosciuto in tutto il mondo ed ampliamente, nonchè giustamente, apprezzato.
Un piatto che nasce nelle campagne Italiane, con ingredienti semplici quanto ineguagliabili,mozzarella di bufala, svuotata delicatamente e farcita con burrata e pomodorini confit, olio buono e basilico, l'importante?
La provenienza.

La Burrata, Capolavoro Italiano

Così buona che un suo dipinto potrebbe tranquillamente essere esposto in un museo, la burrata, prodotto tipico Pugliese, formaggio unico nel suo genere, tanto buono da essere letteralmente un capolavoro,  si presenta come una sacchetto di pasta filata al cui interno si nascondono "sfilacci" della stessa pasta filata e panna freschissima.
L'insieme di panna e "sfilacci" è detto stracciatella.


Candida e morbida, dal colore bianco brillante, in bocca la burrata è un esplosione di sapore, sapida e con piacevoli sentori di latte fresco e panna.
Il riconoscimento del marchio IGP per la Burrata di Andria è in fase di riconoscimento.

Come cosumarla

Al naturale, così com'è, senza troppi fronzoli ed intingoli, tuttavia, l'abbinamento con il pomodoro ed il basilico è senza dubbio uno dei meno arditi e più conosciuti, perciò servitela con dei pomodorini del contadino, e delle foglie di basilico fresco, irrorate il tutto con un abbondante filo d'olio.

Frutti della Terra

Ho deciso di chiamare questa ricetta "i frutti della terra", è di una semplicità imbarazzante e di una bontà inaudita, si tratta di svuotare delicatamente una mozzarella di bufala contenente della fresca burrata, condire il tutto con pomodorini del Piennolo, o i miglior pomodorini tipo piccadilly o ciliegino, olio extra vergine Campano dal gusto robusto, e rimettere delicatamente tutto dentro, condite con un abbondante filo d'olio al basilico e coronate con foglie fresche, non sembra un frutto paradisiaco?

Per i pomodorini del Piennolo

800 g di pomodorini del Piennolo
origano fresco
basilico fresco
zucchero di canna
olio extra vergine d'oliva
sale

Lavate i pomodorini, tagliateli in 4 parti e disponeteli su una teglia da forno, conditeli con il sale e lo zucchero, con un abbondante filo d'olio ed infine con un battuto finissimo di erbe.
Infornate a 100° per 2 ore.

Per la Burrata

1 burratina monoporzione a testa
pomodorini del Piennolo confit
basilico fresco
sale
olio extra vergine d'oliva Campano, gusto Robusto

Svuotate delicatamente la pasta della mozzarella dalla burrata, conditela con olio e sale, con i pomodorini confit e con un generoso filo d'olio.
Farcite nuovamente la pasta della mozzarella ed adagiatela delcatamente sul piatto.

Impiattate


Olio extra vergine d'oliva Campano, gusto Robusto
1 mazzetto di basilico

Frullate l'olio insieme al basilico e filtrate. condite con l'olio aromatizzato ottenuto, la vostra burrata, ultimate con una foglia di basilico e servite subito.



venerdì 26 agosto 2016

Tofu Fusion in Agrodolce

L'autunno è alle porte, ed io amo l'autunno, certo, l'idea dell'estate che corre via non mi piace per niente, quest'anno, a parte i vari viaggi di lavoro, che comunque vedo come mini-vacanze, perchè riesco sempre a farci incastrare qualcosa che progettavo da tempo, non ho fato grandi viaggi, certo, c'è ancora tempo, ma sono a lavoro su un nuovo progetto per una casa editrice, il blog cambierà radicalmente, verrà finalmente riaperta la sezione "Schede di Viaggio" e sarà più ricca e coinvolgente che mai!
In attesa di farvi vedere questi nuovi cambiamenti, sappiate che sto letteralmente riorganizzando la mia vita, ed anche il blog sta più o meno subendo le conseguenze di questo dolcissimo cambiamento.
Ormai non cucino più dalla mia cucina, ma da quella di casa del mio ragazzo, dove non solo ci divertiamo un mondo a sperimentare cose nuove facendoci assaggiare gustose novità a vicenda, ma andiamo insieme alla ricerca di nuovi ingredienti e li elaboriamo poi in mille modi, divertendoci come se fosse un gioco.
Insomma, avrete di certo capito che la mia vita è migliorata un bel po', e che a breve anche questo mio blog ne trarrà giovamento...
Intanto, giusto per non farmi mancare niente, sto organizzando una nuova avventura, anche se, quella più bella l'ho appena iniziata...

Giusto ieri vi davo la ricetta del Tofu Home Made, il "formaggio" vegano per eccellenza, fatto in casa poi è veramente delizioso, tuttavia, mi sono limitata a darvi la ricetta semplice, di base, per prepararlo, partendo dal latte di soia o dalla soia stessa, ma nonvi ho detto come servirlo.
Il Tofu è estremamente versatile, lo si può usare per arricchire le insalate, è ottimo piastrato, ma anche fritto, lo si può trasformare in un dessert o in un vegan-spezzatino, tuttavia, una ricetta buonissima e facilissima è senza dubbio quella che sto per darvi.
Si tratta di una ricetta di base, dove il Tofu mantiene il suo sapore originale poichè crudo e manipolato il meno possibile, si tratta solo di condirlo, in questo caso con un condimento fusion ed agrodolce, con un retrogusto piccante, ricetta vegetariana, nonchè vegana, perfetta servita come antipasto per una cena di fine estate.

Tofu Fusion in Agrodolce


Per i pomodorini Confit


500 g di pomodorini piccadilly
origano fresco
timo fresco
cipollotto fresco
zucchero di canna
sale
pepe
olio allo zenzero

Condite il Tofu



Lavate i pomodorini, tagliateli in 4 parti e disponeteli su una teglia da forno, conditeli con il sale e lo zucchero, con un abbondante filo d'olio allo zenzero ed infine con un battuto finissimo di erbe.
Infornate a 100° per 2 ore..

1 Cubo di Tofu fresco consistenza budino a testa
1 cucchiaio di radice fresca di zenzero macinato
salsa di soia dolce
1 mazzetto di basilico o fresco
1 mazzetto di finocchio di mare, o in alternativa, aneto fresco

Condite i pomodorini confit precedentemente ottenuti, con la radice di zenzerograttugiata, unite il battuto di finocchio di mare e basilico, disponeteli sopra al cubo di Tofu e prima di servire irrorate con abbondante salsa di soia dolce.

giovedì 25 agosto 2016

Tofu Home Made

La prima volta che ho assaggiato il Tofu sono rimasta letteralmente schifata, e non capivo come potesse esistere gente che riuscisse a mangiarlo con piacere, tuttavia, io sono fatta strana, quando una cosa non mi piace, a distanza di tempo, la assaggio nuovamente, sia mai chei gusti mi siano cambiati o che alle volte, lo stesso prodotto realizzato in modo differente possa piacermi, e questo è il caso del Tofu.
Ho imparato che esistono 3 consistenze diverse, una più budinosa, in assoluto la mia preferita, ottima per le zuppe, una media, da consumare anche "cruda", ed una più consistente, perfetta per le cotture su piastra e griglia.
Certo, c'è da dire che non nutro particolare amore per il Tofu che si compra confezionato al supermercato, ma per quello che mangio al Giapponese vicino casa si, dopotutto, le cose fatte in casa sono sempre le più buone, e così, tempo fa, mi sono messa alla ricerca della ricetta, non troppo segreta, del Tofu Home made...

Il tofu è un alimento di orgine vegetale, (vegano) molto proteico e con un irrisorio contenuto in grassi, perciò è un alimento consigliato per chi segue regimi alimentari ipocalorici ma completi di nutrienti.
Il Tofu viene alla luce in Cina nel II secolo d.C, grazie alle tecniche insegnate dai Mongoli. 
Con il passare del tempo, il Tofu viaggia e lascia la cine per diventare un alimento importantissimo anche in Giappone, Corea, Vietnam, Thailandia e Cambogia.

Il procedimento da allora è rimasto invariato praticamente ovunque, esiste la versione in cui nella cagliata vengono aggiunte delle erbe, ma non esistono tante versioni di Tofu quante ne esistono invece di formaggio caprino od ovino, resta perciò, nonostante la sua longevità, un alimento manipolato il meno possibile, leggero, proteico, sano e dal gusto delicato e fresco.

Farlo in casa non è difficile, si ha bisogno di edamame e nigari, ovvero fagioli di soia gialla e caglio vegetale, la soia viene sbollentata e pestata per ottenere il latte, che viene poi fatto cagliare, una volta aggiunto il caglio il latte si addensa e diventa tofu, che viene poi pressato per eliminare i liquidi in eccesso.

I diversi tipi di tofu e le sue consistenze

Esiste il Tufo delicato, il mio preferito, con la consistenza molto simile a quella di un budino bianco e profumato, lo si ottiene pressando poco e delicatamente la cagliata ottenuta.

Il tofu solido ed il Tofu secco sono le varianti mediamente e maggiormente pressate, più si pressa la cagliata, più si ottiene un Tofu solido e compatto.

Quanto fai bene Tofu

Il tofu possiede proteine di alto valore biologico, le stesse della soia, e assimilabili alle proteine nobili della carne, inoltre è ricco di sali minerali, in particolar modo di  ferro, manganese, rame e selenio con azione antiossidante, ha perciò effetti antinvecchiamento e antitumorali.
E' ottimo per contrastare le malattie cardiovascolari e per tenere sotto controllo i livelli di colesterolo, attenuando i livelli di colesterolo LDL (colesterolo cattivo) e incrementando i livelli di colesterolo HDL (colesterolo buono).
Nell'antica Cina veniva considerato un rimedio contro la febbre alta e l'emicrania, venivano messe alcune fette fresche sulla fronte al malato che sentiva subito del sollievo.


Ma come si prepara il Tofu Home Made?


Tofu Home Made 


E' possibile partire dal latte di soia o dalla farina, ma la cosa migliore è partire dai fagioli secchi, fatti rinvenire in acqua almeno una notte.

600 g di edamame (fagioli di soia gialla)
5 litri d'acqua
7 g di nigari*

Dopo aver ammollato i fagioli di soia, rullateli aggiungendo poca acqua a filo, fino ad ottenere una crema liscia.
Trasferite la crema ottenuta sul fuoco, con la restante acqua, portate ad ebollizione mescolando costantemente.
Filtrate con una garza il latte ottenuto.
Avete appena ottenuto dell'ottimo latte di soia, lo scarto che rimarrà nella garza si chiama okara**


Trasferite il latte ottenuto e ben filtrato sul fuoco, portate ad ebollizione ed aggiungete il nigari.

*Il nigari è un caglio naturale vegetale ottenuto dal sale, in questa ricetta può essere sostituito con il succo di 2 limoni, il sapore del tofu risulterà così più aspro ed acido, ma la consistenza sarà la stessa, otterrete però un tofu meno delicato, adatto più alla cottura che al consumo da crudo.

Mescolale il latte facendo si che il nigari si sciolga per bene, coprite la pentola, toglietela dal fuoco e lasciatela riposare, dopo 10 minti noterete che il latte avrà iniziato a cagliare.
Lasciate che cagli completamente, aspettando ancora 20 minuti, quindi raccogliete con un mestolo i fiocchi di tofu e disponeteli in una forma traforata (va bene anche una fuscella per formaggi) rivestita da una garza o un canovaccio di cotone bianco e pulito.
Chiudete i lembi del canovaccio, e disponete sopra al tofu un peso.
Lasciate sgocciolare dai 20 ai 50 minuti, a seconda della consistenza che vorrete ottenere.

**Sarebbe un peccato sprecare l'okara!
Con l'okara infatti si possono preparare molte ricette, come 
pasta,
crackers,
biscotti,
pane
e polpette.
A breve troverete le ricette per utilizzare la vostra okara; se non avete voglia di ammattire ed utilizzarla come base per una nuova ricetta, sappiate che è anche un ottimo concime per le vostre piantine aromatiche.

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